Bocelli e il Rock.

Bocelli e il Rock.

Secondo la Treccani il testimonial è un “Messaggio pubblicitario caratterizzato dalla presenza di un personaggio noto che si fa garante verso il pubblico della qualità del prodotto reclamizzato; più comunem., il personaggio stesso”.

Ecco, Bocelli che interviene al convegno “Covid-19 in Italia, tra informazione, scienza e diritti” – che ha avuto luogo nientemeno che in Senato – ha l’impatto di un famoso, amato e stimato personaggio che si presta a pubblicizzare un prodotto. In questo caso il prodotto da supportare e pubblicizzare è l’insinuazione che la pandemia sia volutamente e colposamente ingigantita.

Cosa ha sostenuto Bocelli?

Il famoso tenore ha parlato senza mezzi termini di “cosiddetta pandemia“, svelando al mondo che durante il lockdown “mi sono sentito umiliato e offeso, nel momento in cui mi sono sentito privare della libertà di uscire di casa, senza aver commesso crimine alcuno”.

Qualche maligno potrebbe anche sostenere che Bocelli, che secondo celebritynetworth.com vanta un patrimonio personale di 100 milioni di dollari, non sia rimasto rinchiuso in un cupo monolocale in un’anonima periferia di una grande città. Ma chi siamo noi per comprendere il dolore di quest’uomo barricato nella sua umile dimora?

Vessato da queste terribili ingiustizie Bocelli fa sapere, pubblicamente e con candida innocenza, che ha anche più volte trasgredito a questo divieto perché non gli pareva giusto… e nemmeno salutare!

Ma da dove nascono le certezze di Bocelli? Quale profonda informazione, sconosciuta a molti, dona al famoso cantante la tranquillità di trasgredire le semplici regole per contenere la pandemia? Quale logica gli permette di cantare in un Duomo di Milano, completamente vuoto causa Covid, il 12 di aprile, e di derubricare la pandemia a “cosiddetta pandemia” poche settimane dopo?

Quando le domande ci attanagliano, ecco che è la stessa voce soave di Bocelli ad elargire le preziose, profonde e riccamente documentate spiegazioni frutto del suo accurato ragionamento:

“Non conoscevo nessuno che fosse finito neanche in terapia intensiva”

Ecco il fulcro della bocelliana indagine: lui non ha conosciuto nessuno finito in terapia intensiva. Ergo: la pandemia è di poco conto e le misure restrittive sono punizioni insensate, offensive ed umilianti che vanno violate a piacimento.

Questo è un grande insegnamento per i fan dei Complottoni! Facciamone tesoro e traiamone ispirazione per creare e supportare tutto ciò che vogliamo. Avanti, diamo sfogo alla nostra immaginazione. Comincio io:

  • “Non ho mai conosciuto un malato di AIDS. L’AIDS non è così preoccupante. L’esortazione all’uso dei preservativi è un’ingerenza che va trasgredita”
  • “Non conosco nessuna donna che abbia subito violenze sessuali. Le campagne contro lo stupro sono un complotto della lobby femminista anti-maschio!
  • “Non conosco nessun cieco. Bocelli finge per attirare attenzione. Beccato!”

Avete inventato anche voi il vostro complottone seguendo il ragionamento suggerito da Bocelli? Bravi! Ora però andiamo avanti. Se stessimo parlando di scienza dovremmo fare notare all’amato tenore che al metodo scientifico della sua esperienza personale non frega assolutamente nulla, che la statistica si fa coi numeri, che la divulgazione di temi complessi bisogna lasciarla a persone competenti e che per parlare di virus si dovrebbe sapere almeno cosa essi siano. Perfino i figli di Bocelli notano la confusione nella testa del celebre genitore e con garbo tentano di dissuaderlo dal parlare in pubblico di temi che non conosce. È lo stesso Bocelli a raccontarcelo: “Babbo te pensa alla Tosca e alla Butterfly e lascia stare i virus che non sai cosa sono.”

La retromarcia

Un testimonial così illustre che supporta una tesi così controversa su basi tanto fragili non poteva che far scatenare un vespaio. Tra i tanti a rispondere al tenore troviamo Fedez, che decide di far conoscere al celebre cantante una persona che con la “cosiddetta pandemia” ha avuto qualche disagio, forse non tanto umiliante e offensivo quanto quello vissuto da Bocelli ma comunque…

Ed ecco che Bocelli, accerchiato dalle critiche (e forse anche da chi, purtroppo, di persone finite in terapia intensiva ne ha conosciute) usa una carta speciale. Un asso nella manica che torna utile un po’ in tutte le situazioni sconvenienti. Sono stato frainteso. Frainteso da chi? Da tutti! Dai presenti al convegno, dagli organizzatori che ben sapevano come Bocelli la pensasse (altrimenti non l’avrebbero invitato), dai giornalisti, da chi lo ha ascoltato…

Ho fatto un intervento al Senato e in seguito a questo intervento, curiosamente, sono stato definito un negazionista. Che strano, mi sono speso fin dal primo giorno per aiutare chi era in difficoltà in ragione del virus. Con la fondazione che porta il mio nome abbiamo cercato di recuperare subito tutto quello che serviva, poi sono venuto qui nella città un po’ simbolo del contagio per fare una preghiera per tutti e anche per dimostrare che la paura è la sola cosa di cui bisogna avere paura. Deve essere su questo fatto che sono stato un po’ frainteso.

Andrea Bocelli

… e il Rock?

Ecco, dopo le tante parole e dopo la clamorosa retromarcia, Bocelli, il testimonial frainteso di un convegno al quale hanno partecipato tra gli altri Salvini (che secondo l’ansa si è rifiutato di indossare la mascherina, malgrado gli inviti dei funzionari del Senato) e Sgarbi (“il virus non c’è più”, ansa) sembra uscirne un po’ acciaccato, costretto a rimangiarsi almeno in parte le posizioni fino a poco prima chiaramente illustrate.

Qui al Complottone vogliamo anche noi avere un testimonial da sbandierare. Vogliamo anche noi un cantante che dica la sua. Uno però che non si nasconda dietro un banale “sono stato frainteso”. Uno che dica poche cose ma chiare e precise. Uno rock insomma. Uno come Dee Snider che, per esempio, quando dice cosa pensa di chi si rifiuta di indossare la mascherina ha un’opinione chiara, concisa e pacata:

“They are all fucking assholes.”

Dee Snider, cantante dei Twisted Sister, Blabbermouth

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